«Mamma ho fame» chiede Pulce quattrenne
«un attimo amore» replico cercando di intercettare la sua richiesta.
«mammaaa?»
«amore un attimo» ripeto
«io ho sete » chiede ora Sgnappo settenne
«Ragazzi per favore mamma è al telefono vi prego!»
«Papàà papàà quanto manca?»
«Siamo partiti da solo mezzora, ancora un poco guardate fuori ci sono le pecore…»
«mamma ho fameee» ripete Pulce
«papàà mi dai il telefonino?»
«Sgnappo per favore non urlare!»
«Sì, ma mi dai il telefono, così gioco? Papàà!? »
«Sgnappo no, mi serve per la strada e di nuovo non urlare!»
«e dai papàà ci gioco solo pochi minutiii»
«mammmaaaa, ho fame! mammaaa»
Dunque.
Ci sono viaggi con i figli in cui tutto fila alla grande. Si gioca, si scherza, si canta tutti assieme la canzoncina del momento e uno dice, “ma che problema c’è a viaggiare con i bimbi?”. Nessuno, anzi è molto divertente.
Ma poi ci sono quei viaggi in cui tu, padre o madre, la cosa è assolutamente indifferente, vorresti solo essere catapultato sulla luna e sparire in quel silenzio meraviglioso in assenza di gravità e suoni.
Ma come si arriva a tutto questo?
In genere tutto parte da un effetto scatenante.
Nel nostro caso è stata una telefonata di lavoro per mia moglie Rucola, che fino a quel momento aveva esaudito ogni richiesta dei bimbi. E non sono mai poche durante un viaggio.
Loro, ossia le belve, sanno che la telefonata è importante ancor prima della madre. Ancor prima che squilli il cellulare. La fiutano. Nell’aria. Sono antenne i figli.
E’ in quel preciso istante che agiscono.
«Ho famee»
«Papààà Sgnappo mi tocca il piedeeeee»
«No, è lei che mi ha fatto la linguacciaaa»
«Non è verooooo è luii!»
«E’ leiii»
«Lui mi sputa»
«Lei mi menaaa»
«Papààà?»
«Mamma ci sono i biscottii»
«Io l’acquaaa»
«Papàà lei mi mordee».
Seguono perciò le seguenti azioni atte a riportare uno stato di ordine nella macchina.
«Se non la finite subito faccio inversione e torniamo a casa!»
«I-m-m-e-m-d-i-a-t-a-m-e-n-t-e! C-H-I-A-R-O!».
Minacce da parte di Rucola, costretta ovviamente ad interrompere la telefonata, che finge di voler scendere alla prima stazione degli autobus e lascarci proseguire da soli perché non ce la fa più, con successivo mio tentativo teatrale di convincerla a rimanere, basta che loro due, ossia le iene, si plachino un poco. Una pantomima eseguita con una certa abilità ma, mi rendo conto, leggermente contorta.
Seguono poi:
«Se non la finite non andiamo più in vacanza!»
«Mai più!» (sì a volte esagero)
«Se non la finite niente trenino»
«niente bici»
«niente bagni al mare!»
Seguono poi avvertimenti di entità più rilevante.
«Se non la finite niente Natale questo inverno!»
«Niente feste di compleanno!»
Ed infine, bassezza finale, la promessa di adozione di nuovi bimbi e cambio totale di genitori.
Olè.
Funzionano?
Solo per pochi minuti.
Poi succede qualcos’altro e si ricomincia.
C’è solo un modo per salvarsi.
Arrivare.
🙂