Tutta una vita davanti

Tutta una vita davanti
Oggi mentre porto a scuola la Pulce quattrenne vedo una macchina parcheggiare davanti al cancello esterno.
Un bambino con una maglietta a righe scende dall’auto.
A seguire anche la madre che però si blocca di colpo e intima al figlio un alt immediato.
«Fermo!» gli fa.
Il bambino esegue l’ordine e si arresta immediatamente.
Poiché mi trovo accanto, immagino che ci sia un qualche pericolo imminente che evidentemente mi sfugge, e mi giro intorno per proteggere sia la Pulce che tengo per mano, sia il bambino che si trova accanto a noi, ma non vedo nulla.
«Sento delle gocce, sta per piovere» aggiunge la mamma, capelli corti, pantaloni lunghi e un passo veloce.
Alzo allora lo sguardo verso l’alto.
Il cielo è scuro. Plumbeo, ma pronto a ritirarsi da un momento all’altro davanti al sole che avanza.
Mi pare di sentire un paio di gocce che piacevolmente toccano il braccio.
«Rientra dentro la macchina. Prendiamo l’ombrello che ti bagni!» fa la mamma.
Il ragazzino esegue l’ordine e rientra.
E’ importante sapere che la distanza che intercorre tra il cancello esterno della scuola, dove ci troviamo, e quello interno è molto breve. Saranno sei o sette metri, ma se si considera una tettoia che si allunga sopra il tetto, la distanza si riduce al più a quattro o cinque metri.
Cinque metri equivalgono a circa cinque passi nostri. Qualcuno in più dei bambini che, come sappiamo, sanno comunque essere molto rapidi.
Ripeto, non diluvia.
Non piove nemmeno.
C’è solo questo cielo meraviglioso con qualche nuvola scura, il sole appena dietro e qualche goccia.
Con l’ombrello aperto ora la mamma scorta il figlio sotto scuola.
Sei passi d’ombrello e sono dentro.
Ebbene quel bambino mi ha fatto tenerezza .
Sapere che avrà appiccicato addosso tutte le paure e le fobie della madre.
Incapace di comunicare quello che prova perché timoroso di tutto ciò che lo circonda.
Figlio di una mamma che gli vorrà certo un bene dell’anima, ma che lo costringerà a vivere una specie di sottovita, fatta di continui e imminenti pericoli da evitare e schivare.
E allora faccio un appello a tutti i genitori.
E quindi anche a me stesso.
A lasciare i nostri figli, quando è possibile, liberi di vivere.
Facciamoli restare sotto la pioggia. Se si bagnano li asciugheremo dopo.
Lasciamoli sporcare di sugo mentre mangiano i rigatoni.
O liberamente toccare i corrimano impolverati.
Lasciamoli saltare dai gradini. Se cadono e si fanno male, li incerotteremo e li coccoleremo.
Lasciamoli giocare a terra. Nelle sale d’aspetto come nei marciapiedi luridi.
Lasciamoli rimettere in bocca una caramella che gli è caduta a terra.
O mangiare un frutto con mani sporche.
Permettiamogli di scaccolarsi davanti alla tv.
Mettere il dito in bocca.
Lasciamoli, quando è possibile, urlare .
Piangere.
Correre.
Ridere.
Lasciamoli liberi di sentire l’aria.
La terra.
L’acqua.
Il mondo.
Perché.
Per imparare tutte le regole e divieti di noi adulti.
C’è ancora tutta una vita davanti.