Piedi fuori

piedi_fuori
E’ tardi. Molto tardi. E’ tardissimo.
Sono le tre e trenta di notte.
Ripeto, tre e trenta.
A quest’ora quasi tutta la città dorme.
Quasi.
Noi siamo quel quasi.
Dunque…ma perché sono sveglio?
Certo. Giusto. Sono sveglio perché la Pulce quattrenne sta urlando nel sonno.
Così mi sono svegliato.
Come si fa a non svegliarsi.
Pulce parla nel sonno.
Ora le passa, ho pensato.
La Pulce ora grida, ma fra due minuti smette.
E’ naturale.
E’ una bambina.
Capita.
Lei si riaddormenta, io mi rimetto a dormire.
E la notte scivola tranquilla fino a domattina.
No.
«è mioooo, il biscotto è miooo»
Mia moglie Rucola, accanto a me, dorme.
Strano. Lei in genere è la prima ad avvertire anche una piccola loro vibrazione .
Ed invece niente.
Possibile che non senta?
Vigliacco aspetto ancora altri due secondi.
Forse si sveglia e va lei.
Codardo.
Rucola?
Rucola??
Altri due secondi…
Niente.
Tocca alzarmi.
Entro nella stanza dei bambini.
Mi avvicino cautamente alla mia dolce meraviglia.
«il biscottooo! Dammelo!» urla Pulce
«amore non urlare»
«è miooo»
Provo ad accarezzarla, ma di notte come di mattina non è facilmente addomesticabile.
La situazione infatti peggiora.
«noo è mio il biscotto! Mioooo»
Assecondo allora la nottambula parlante.
«certo che è tuo»
«ho fameee»
«amore non urlare che svegli tutti»
Anche se l’unico sveglio, a quanto pare, sono solo io.
«Pulce…pulce fai piano»
Pulce allora apre gli occhi e mi guarda.
Con occhi da tigre.
Con occhi da pantera.
Con occhi da Pulce.
Come a dire: attento tu, che se voglio attacco.
Perciò non dico nulla.
Non dico proprio un bel nulla.
Non dico proprio un bel nulla di nulla.
L’ho già detto che non dico nulla?
Ok.
E’ sufficiente però questo nulla per farla ugualmente arrabbiare-
«Daiiii»
Daii è la sua parola preferita.
«dai cosa?»
«non mi guardare, daiii»
«ok»
Sposto lo sguardo altrove.
Una tigre di notte va assecondata non affrontata.
Passano dieci secondi.
Forse quindici.
La tigre torna cucciolo.
«Papà ho fame»
«è notte amore, dormi»
«ho fame»
«ma pulce dai»
Stavolta “dai” lo dico io.
E’ di famiglia.
«Papà ma ho fame, il pancino»
Ed ecco come alle tre e trenta la Pulce ed io siamo in cucina.
Lei si siede sulla sedia.
Io scaldo il latte.
Lei vuole tre biscotti.
Io gliene offro uno.
Patteggiamo due.
La guardo mangiare.
Ora sono io che ho occhi da tigre.
«Perché mi guardi così?» mi chiede
Cosa faccio?
Rispondo che è perché mi ha svegliato nel pieno della notte e costretto a prepararle il latte mentre avrei tanto voluto dormire?
No.
«ti guardo perché sei il mio amore»
Finiamo di fare colazione , anzi finisce di fare colazione alle quattro di notte.
«papà ho sonno» dice ora.
Finalmente.
La riporto al letto.
«papà …?»
«dimmi amore»
«rimani con me?»
«qui sul bordo?»
«no, con me nel letto»
Eccomi così infilare nel letto della Pulce.
Rannicchiato. Stropicciato. Assonnato.
Lei, piccola Pulce mangereccia, si addormenta in pochi minuti.
Io no.
Gli occhi sgranati.
Il sonno è passato.
E i piedi escono dal letto…