La cena di fine anno

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La cena di fine scuola.

«papà posso venire anche io?» chiede la Pulce.
Si riferisce alla cena di classe di fine anno del fratello Sgnappo.
«non vuoi andare dai nonni?»
«no, voglio venire con voi»
«ma sono più grandi di te. Hanno sette anni, tu quattro»
«Papà, daii!…per favore, daiii daiii daiii»
«Amore se proprio insisti che problema c’è. Vieni anche tu» dico molto ingenuamente.
Quest’anno spetta a me portare Sgnappo alla cena di fine scuola.
Mia moglie Rucola lavora fino a tardi. Non ce la fa proprio.
Nelle sue parole mi pare di scorgere una punta di ironia. Giusto una punta. Ma forse mi sbaglio.
A prenderci passa mia cugina G. che ha la figlia nella stessa classe del mio.
Da lontano vedo arrivare una macchina velocissima. Uno di quei tipi, penso, che corrono nonostante le strade strette, i tanti cancelli dei palazzi, i limiti di velocità.
Sto per lanciarmi in una ramanzina al conducente, quando scopro che è lei.
Mia cugina G, mamma di tre figli bellissimi.
«Perché corri?» le faccio.
«Siamo in ritardo» sorride.
«ah ecco, questo spiega tutto»
La macchina è una di quelle piccole e comode. Entro, pensando di essere al sicuro.
Di non dovermi preoccupare di altro.
Guida lei…
Mi sbaglio.
G. si sente, nei suoi forse irrealizzati desideri, campionessa mondiale di Rally su strada.
Io il suo navigatore.
“Cento sinistra tre. Quaranta dosso due, pedone, doppio pedone, incrocio, doppio incrocio…”
E mi torna in mente come anche i miei zii guidavano allo stesso modo. Nervosi, scattanti, elettrici. Deve essere una questione di genetica.
Ad aumentare la difficoltà arrivano le prime gocce di pioggia con relative strade bagnate, una telefonata in vivavoce col marito, che mi fa gli auguri sia per la serata che per il passaggio in macchina con la moglie, e un parcheggio in sgommata.
Stranamente arriviamo vivi e vegeti.
Sgnappo è a tremila, la figlia di mia cugina G. altrettanto. Pulce a seguire mi strattona la mano.
Ha fame. Strano.
Appena entro nella “pizzeria” mi prende un colpo.
Il posto è grande quanto un hangar di aerei di linea. Dentro ci sono almeno cinquanta tavolate scolastiche di ogni età e misura.
Centinaia di bambini urlanti. Centinaia di genitori al seguito.
Saluto le maestre e gli altri genitori.
Le prime domande sono tutte su mia moglie.
Ma Rucola? Dove è Rucola? Perché non è venuta Rucola? Ma viene dopo Rucola? Rucola?
Ok, mi pare di capire che preferivano Rucola.
Comunque.
Ci sono due tavolate.
Quelle dei bambini e quelle dei grandi.
Sistemo la Pulce insieme al tavolo dei piccoli e vado nell’altro.
La cosa però dura molto poco.
«papà…»
«vuoi venire con me nel tavolo dei grandi?» le chiedo
«no»
«come no?»
«no»
«vieni tu»
«dove?» faccio
«lì»
Cinque minuti dopo sono seduto in fondo al tavolo dei bimbi.
Tra maschi scatenati, creatori di linguacce, facce da mostri e urlatori di professione, e in fondo le elegantissime, adulte, già sofisticatissime femminucce.
La serata, per non farci mancare nulla, propone poi:
concertino di musica melodrammatica nel frastuono generale che Pulce non vuole assolutamente perdere, sottoponendomi a balli inimmaginabili come un lentissimo Fossato e un malinconico De Andrè.
Il festeggiamento di un addio al nubilato. Sopra di noi, perché esiste anche un piano rialzato, c’è infatti una ragazza con una velo da sposa. La fanciulla, che mi ispira subito una grande tenerezza, spiega al microfono, ceduto dalla brava e fin troppo paziente cantante melodrammatica, di aver conosciuto il suo sposo in seconda elementare.
Guardo sconcertato nella tavolata dove mi trovo.
Accanto a me c’è la futura moglie di mio figlio??
E poi ancora.
La pipì della Pulce. Fatta in corsa. Fatta in elevazione. Fatta senza farla bagnare. Cosa non da poco.
La cacca di Sgnappo. Fatta anche quella in corsa, anche quella con sforzi disumani. In un bagno di fine serata che è meglio non descrivere.
E poi il diluvio universale. Come se Roma fosse Città del Messico. Come Giugno fosse Ottobre.
E una stanchezza da fine giornata. Da fine lavoro. Da fine anno scolastico.
Ed in tutto questo muoversi, urlare correre una cosa mi sorprende davvero.
Le due maestre.
Continuamente ricercate dai loro ragazzi.
Ogni volta che mi giro verso loro, c’è qualche alunno o alunna che gli parla sottovoce.
Ci sono segreti da svelare.
Trame personali che solo loro sanno capire.
E sciogliere.
Anche il mio Sgnappo, sorpreso in una di queste confessioni, mi caccia in malomodo.
«Papààà viaa»
Non posso ascoltare.
Sono cose private.
Ma la cosa mi fa piacere.
Vederli così uniti.
Così vicini.
Ai loro ragazzi.
Ai nostri ragazzi.
Sapere che una loro confidenza non verrà perduta, ma ascoltata, capita.
La serata volge quasi al termine.
Dopo aver effettuato divisioni e equazioni differenziali di secondo ordine per stabilire quanto dobbiamo pagare ciascuno ci sono i saluti.
La cugina G. ci riconduce a casa. La sua guida ora è lenta e tranquilla. Finalmente.
Metto il pigiama e svengo letteralmente sul letto.

Tutto bellissimo, per carità.
Ma il prossimo anno tocca a Rucola!
O no?