Diciamocelo.
Prima o poi arriverà il momento in cui i nostri figli, i nostri amatissimi bambini, quasi inspiegabilmente supereranno il metro e settanta, e con le palpebre mezze calate, le spalle scese e quella camminata indolente tipica degli adolescenti, ci diranno nel loro gergo dialettale frasi di questo tipo:
«pa’e dai non rompe.. sto al telefono»
«no…ora sono troppo stanca per andare a prendere il pane»
«che palle… non puoi mettere un’altra musica!»
«ah ma’ ma “fico” non si dice più, come sei antico!»
«si accompagnami pure… però lasciami prima della scuola sennò mi vedono»
E ancora.
«è colpa tua se sono infelice»
«in questa casa non mi capisce nessuno»
«Ah ma’.. non sono più un bambino»
«Io sono fatta così, non ci posso fare niente»
Capite di cosa parlo?
Vi è forse venuto un leggero dolorino allo stomaco?
Dunque padri e madri prepariamoci, perché se pensiamo di aver superato la parte più faticosa, ci sbagliamo di grosso.
La vera battaglia deve ancora arrivare
E allora?
Allora prepariamoci e armiamoci.
Ecco una lista di cose da rinfacciargli quando i nostri figli saranno adolescenti.
Tanto si sa che non lo faremo mai. Non si rinfacciano mai le cose ai figli.
Giusto in casi estremi.
Molto estremi.
Molto molto estremi.
“a pà.. non rompe sto al telefono”
Non rompe’?? A parte che il verbo andrebbe completato, si dice rompere, non “rompe”, papà non “a pà”.
E poi ti sei scordato che fino a qualche anno fa non appena squillava il telefono arrivava una tua richiesta? “Papàààà ho sete, papàà mi prendi quel giocattolooo, papààà!”
Non rompe’?
Rompo, certo che rompo.
«no… sono troppo stanca per andare a comprare il pane»
Sei stanca? Tu?
Ahaha
E noi che ci siamo svegliati per sette anni consecutivi tutte le notti perché volevi venire nel lettone, o avevi fame, o volevi l’acqua, o avevi freddo, o avevi caldo, o tutte queste cose assieme che dovremmo dire?
Amore mio, ti alzi e vai subito a comprare il pane!
Ora!
«a pà non puoi mettere un’altra musica? »
No! Non la metto un’altra musica.
Perché fino a pochi anni fa mi hai costretto ad ascoltare e ballare mille volte al giorno le peggiori hit sudamericane del momento oltre a imparare a memoria tutte le canzoni della Disney. Le ho sentite così spesso che ho finito per fischiettarle persino al lavoro davanti agli sguardi perplessi dei colleghi che mi conoscevano come uno snob purista del jazz.
Quindi no. Non cambio.
Niente gruppo emergente adolescenziale!
Ora sentiamo Charlie Parker.
E basta.
«a pa’ “fico” non si dice più, come sei antico!»
Bene, fico non si dice più, evviva. Non ho mai amato particolarmente questo termine, comunque ti sei scordata che a quattro anni mi hai riempito la capoccia con questa parola.
Fico, che fico. Fico papà. Mappa che fico. Fico. Davvero fico.
Ora fico lo dico io.
Fico.
Ok?
E se ripeti un’altra volta la parola “antico” ti faccio finire come soprammobile in un antiquario.
(ho esagerato?)
«si accompagnami pure… però lasciami prima della scuola sennò ti vedono»
Ti vedono? Certo che ti vedono. Mica sono trasparente!
Come non lo eri tu fino a qualche anno fa quando eri letteralmente incollato a noi mattina giorno e notte, e uno pur di avere qualche secondo di pace doveva scappare in bagno e chiudere la porta. Ma poi siccome la chiave non c’è mai stata entravi uguale e allora…
Dunque non solo ti accompagno fino a scuola ma prima di scendere mi dai anche un bel bacio!
(anche qui mi sa che chiederò troppo)
Ma poi forse i nostri figli non saranno così.
Saranno bravi ragazzi.
Risponderanno educatamente.
E non ci diranno mai che siamo antichi e si faranno accompagnare a scuola.
E andranno a prendere il pane ogni volta che glielo chiediamo.
Forse.
Molto forse.
Ma molto molto forse.
In caso contrario prepariamoci…