Il cono gelato

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Dopo quasi otto anni di paternitudine con la Pulce quattrenne e, appunto, lo Sgnappo quasi ottenne, sorge spontanea una domanda fondamentale nella mia vita a cui ancora non ho saputo dare risposta.
Perché i miei figli ancora non sanno mangiare il cono gelato ?
Sono forse esseri spaziali discesi dal pianeta NonGelatolandia?
Hanno forse preso dal sottoscritto quella strana e pericolosa distrazione per le questioni vagamente pratiche?
Oppure è già una forma di rivolta nei confronti dell’autorità genitoriale?
La stessa scienza sta provando a studiarli per trovare una soluzione al caso, ma ancora senza alcun successo.
A dire il vero, non credo che i miei figli abbiano mai imparato a mangiare il gelato.
Eppure vi giuro, ho provato a spiegarglielo sin dall’inizio.
Certo, dapprima senza pretendere troppo. Da piccolini era normale che quasi tutto il gelato finisse sulle loro magliette. Ma va bene, pensavo. Con il passare del tempo credevo avrebbero capito. Gelato dopo gelato sarebbero migliorati. E alla fine avrebbero smesso di sgocciolarsi completamente addosso l’impossibile. E come tutti noi sarebbero insomma diventati mangiatori di gelato quasi normali.
Ma no. Niente.
Sgnappo da sempre utilizza una tecnica tutta sua che non sono mai riuscito a modificare. Non mangia il gelato in modo regolare. Si sa, viene dal pianeta NonGelatolandia, lui il gelato lo assapora mezzo storto, con la bocca di lato. E lo fa con una lentezza disarmante. Quasi fastidiosa. Poi inizia a masticarlo a piccolissimi morsi. Si può masticare il gelato? Ovviamente no, ma lui lo fa.
Non contento nell’usare questa tecnica ha anche l’abitudine di mordere la parte finale del cono. E succhiare il gelato dalla fine.
Ovviamente con le temperature estive, o quelle primaverili, ma persino quelle invernali, la cioccolata, che è il suo gusto preferito, che è il gusto preferito dell’ottanta per cento dei bambini, alla fine inevitabilmente scivola dal buco che ha creato e gli cade sopra la maglietta. Sul pantalone. Nelle braccia. Persino le scarpe mostrano evidenti macchie di gelato.
La situazione poi si ripete sempre uguale con il sottoscritto che rientra velocemente nel bar a prendere altri cento tovagliolini, sotto lo sguardo severo del venditore che sembra dirmi “ancora lei?” “ancora non hanno imparato a mangiarlo?” tovagliolini poi che non dovrebbero nemmeno chiamarsi tali, perché sono in realtà fatti di qualche sostanza derivata dal petrolio, e non servono praticamente a nulla, non assorbono, non asciugano, l’unica funzione che hannoè quello di spostare la cioccolata, la nocciola, o il pistacchio da una parte all’altra del corpo. Nella disperazione alla fine tiri fuori un fazzoletto che scovi in fondo alla tasca e su cui forse ti sei soffiato il naso nella mattinata, e senza farti troppe domande lo usi per pulire tuo figlio, col risultato di mischiare al gelato sul viso anche un po’ del tuo muco.
Pulce, la femmina, invece ha un altro stile. Ah sì, lei è certo più attenta. Già è signorina. Ma le piace mangiare il cono mentre si muove intorno al bar. Ama per esempio salire sul primo sasso che trova e guardarsi intorno. Uh,cola, dice con la vocina delicata mentre sporca chiunque le sia intorno. Poi si sposta e scala un altro pendio intorno alla gelateria. E’ una perlustratrice arrampicatrice mangiatrice. Col risultato che anche lei, come il fratello finisce per impiastricciarsi tutta.
La colpa, come dicevo all’inizio, probabilmente è solo mia.
Che forse li ho lasciati troppo liberi da piccoli di sporcarsi come volevano.
O dei miei geni distratti, arruffoni, caciaroni che evoluti nei miei figli, danno il loro meglio davanti ai famigerati coni.
In ogni caso non ho speranza.
Sono ugualmente spacciato.
Abbasso i coni.
Viva le coppette.