Il lato oscuro della luna

spazi-immensiI bambini sono da qualche giorno insieme alla nonna in un’altra città.
La casa è improvvisamente diventata enorme. Silenziosa. Estranea.
Se qualcuno ci vedesse da fuori direbbe che siamo, mia moglie Rucola ed io, piuttosto strani.
Come spaesati.
Vaghiamo lentissimi da una stanza all’altra cercando qualcosa che poi spesso dimentichiamo.
Rucola è come un gatto inquieto. Sbuffa, si ferma davanti ad un raggio di sole che taglia la camera. Poi raccoglie dei panni e si ferma al centro al salone.
Io sono improvvisamente incapace di programmare una qualsiasi azione razionale.
Mi sposto in diversi punti della casa senza trovare un centro.
Prendo una rivista che mi pare molto interessante e mi siedo sul divano.
Ma non riesco a leggere, non riesco a concentrarmi. C’è troppo silenzio.
Mi alzo allora per prendere da mangiare e finisco invece in camera da letto a cercare dei calzini.
Cosa succede nella mia testa? Rimbomba. Forse non c’è niente.
Senza i bambini il cervello deve aver deciso di disattivare i circuiti neuronali.
Come in quelle scene di fantascienza dove gli astronauti si trovano nella parte oscura della luna, e le comunicazioni si interrompono.
Immagino la voce del capo dei neuroni nella sala di controllo:
“Signori… bambini partiti, sto per spegnere i circuiti. Ci rivediamo fra tre giorni. Buon riposo.”
Spenti dunque i tracciati neuronali siamo diventati scorrelati dalla realtà.
Tempo e spazio sono dilatati.
L’aria è più rarefatta.
Quasi irrespirabile.
“Non manca l’ossigeno?” mi fa Rucola.
“Si, in effetti, apro la finestra?”
“no, ho freddo. Strano vero?”
“Che dici vogliamo andare a cena fuori stasera?” le chiedo per distrarla. Non finisco però di formulare la domanda che già non ha più senso.
Ci basta uno sguardo per capire che no. Non usciremo.
La prima notte è stata quasi del tutto insonne. Eppure nessuno ci ha chiamato alle tre per fare pipì. O alle quattro perchè voleva entrare nel nostro letto. Non ci siamo mai dovuti alzare. Forse questo è il problema.
In compenso abbiamo rotolato tutta la notte sul letto come quei cespugli che si vedono nel deserto.
La seconda notte abbiamo dormito otto ore di filato. Come sassi.
Quando ci siamo alzati sembrava fosse mezzogiorno. Gli occhi abbottati. I capelli in aria. Gli sguardi persi.
Chi sei tu? Ed io? Io chi sono?
Siamo disabituati ad avere spazi completamente nostri.
Senza quei due “cianfri” che girano e urlano per casa, sembriamo fuori dal mondo.
Dalla parte oscura della Luna.
Ma tanto dura poco.
Le comunicazioni saranno presto riattivate.
Ecco come sarà la scena nella sala controllo neuronale.
Il capo neuroni serie ed elegante si alzerà in piedi davanti a tutti. Poi dopo aver preso alcuni secondi per raccogliere l’attenzione dirà:
“Signori… ben ritrovati. Spero vi siate riposati. E’ tempo ora di tornare alla nostra missione. I bambini stanno per tornare. State tutti pronti, al mio tre riattiviamo tutti i circuiti. buon lavoro. Uno. Due…”
Tre.