Quando siamo arrivati pioveva ancora forte. Sulla strada le macchine si accalcavano in seconda e terza fila per cercare di avvicinarsi il più vicino possibile all’entrata. Tra ombrelli, genitori in corsa, clacson, e pozzanghere a terra, la Pulce quattrenne, rigorosamente tutta vestita di rosa (una sua precisa volontà), si è tolta il casco e ha liberato i capelli lunghi come fosse uscita da una Parigi-Dakar. Poi con una camminata morbida e sportiva certo più adatta ad uno di quei video pubblicitari dove l’incedere della modella al rallentatore esalta non solo la bellezza del prodotto in vendita, ma evoca anche uno stile di vita in cui le donne sono belle, indipendenti, sportive, sanno quello che vogliono e anche come ottenerlo, ecco con una camminata del genere lei, la mia Pulce quasi cinquenne, si è diretta sicura verso il cancello della scuola. Stavamo quasi per entrare e lasciare quel mondo rumoroso alle spalle quando ad un tratto si è voltata di lato e con una certa trascuratezza e indifferenza, ma soprattutto senza fermarsi dal suo incedere mi dice: “quelli nuovi”.
Incuriosito allora mi sono girato e ho visto. Due maestre si alternavano per spiegare ad alcuni genitori le procedure. Sotto, stretti tra le gambe o tenuti per mano, i bambini che non sapevano bene se poter saltare sulle pozzanghere e finalmente giocare o rimanere invece immobili e vicini alle loro mamme. Era ovvio che quel posto, quello stesso posto che la Pulce attraversava ormai con quella nonchalance da donna vissuta, era per loro un luogo completamente sconosciuto. Quelli, come aveva detto la Pulce, erano i bambini al loro primo giorno di asilo. Quelli, con gli ombrelli ancora aperti, come a proteggersi non solo dalle gocce di acqua che cadevano dalla tettoia, ma anche dai timori e le paure di quella nuova avventura, erano i genitori che dovevano fare l’inserimento. Quelli, con i loro occhi felici ma venati di malinconia per l’imminente prima vera separazione dai loro amatissimi figli erano e sono anche i nostri sguardi. Le nostre speranze. I nostri timori. Di genitori che proviamo a fare del nostro meglio ogni giorno.
E allora per un attimo, per un solo attimo badate bene, non mi fraintendete è stato solo un microscopico momento, non so se avete capito che è stato brevissimo, impercettibile, ecco in quell’attimo mi sono commosso.
Poi mia figlia mi ha strattonato dentro e tutto è svanito.
E allora ho capito che la vita si capisce solo all’indietro, ma come spesso fa la Pulce spingendomi oltre, va vissuta sempre in avanti.