Metafore

metafore
“Papà questo latte è caldo come il fuoco” dice la Pulce cinquenne dopo che le ho riscaldato il latte.
L’ottenne Sgnappo e il sottoscritto ci guardiamo allibiti.
Pulce che usa una similitudine?
Stiamo ancora sognando o cosa?
Eppure questa metafora viene proprio dalla Pulce che conosciamo bene, una ragazzina che non ha molta voglia di usare i nostri stantii vocaboli ma preferisce piuttosto quelli che velocemente scova nella bocca.
Lei, l’audace coniatrice di termini che prima nemmeno esistevano e che sono poi diventati indispensabili nella nostra vita familiare. Come il famoso e ormai universalmente riconosciuto “abbottigliarsi” per indicare l’azione di bere direttamente dalla bottiglia.
Ed ora così, tutto a un tratto, a ciel sereno, ci lancia addosso la similitudine perfetta.
“Pulce ma l’hai sentito a scuola questo modo di dire?” le chiedo ingenuo.
“no, papà è venuta dalla mia testa”
Ecco. Dalla sua testa.
Sgnappo ed io ci guardiamo di nuovo, come se avessimo improvvisamente realizzato che davanti a noi siede non più la rinomata stropicciatrice di parole, ma una ragazzina capace di infilarti come e quando vuole.
E se da una parte mi si gonfia il petto all’idea che la mia tenera Pulce abbia colto con poche parole uno stato d’animo, dall’altra mi si stringe il cuore al pensiero che il suo tempo di imperfezione, fatto di invenzioni infantili e crasi impossibili stia terminando per lasciare il passo all’esatto, al giusto, e che le ci vorrà forse una vita intera per abbandonarlo, stavolta coscientemente.