Passeggiando sotto la pioggia

Passeggiando_sotto_la_pioggia
Camminando lungo Villa Borghese. Con mia figlia Pulce cinquenne. A passo lento. Senza ombrello eppur protetti da mantelline e calosce colorate che mia moglie Rucola ha attentamente preparato prima di lasciarci uscire da soli. Liberi di saltare sopra pozzanghere scure, lanciarci lungo prati fangosi, e attraversare i meravigliosi sentieri alberati mentre qualche turista ci osserva invidioso intrappolato nei Risciò elettrici. Passiamo accanto la galleria borghese con i suoi Bernini e Caravaggi, salutiamo divertiti e ammirati un signore molto più audace di noi che corre a torso nudo e approdiamo al Pincio dove quei pochi turisti scattano sotto gli ombrelli l’ennesimo selfie della giornata nel tentativo ingenuo di fermare il tempo. Rimaniamo qualche minuto ad ammirare il panorama ma scappiamo subito, Pulce ed io siamo simili, rifuggiamo la gente e ci infiliamo in un parchetto per bambini. Quando Pulce vede un’altalena non resiste, e senza fare in tempo a dire nulla, già spinge verso l’alto. Non c’è bisogno di aiuto. Lo ha sempre saputo fare da sola, a differenza del fratello grande che ancora oggi non ci riesce. Valle a capire le femmine come fanno a imparare da sole certe cose. E poi per un attimo, come un piccolo omaggio al nostro coraggio, la pioggia si ferma ed una luce aurea penetra tra le nuvole, ammorbidendo i volti, gli alberi, e tutta la villa. Il tempo di diventare felice e malinconico allo stesso tempo. Ma la pioggia, come volesse ridestarmi da inutili sentimentalismi, torna a scendere e la Pulce riparte a correre.
Non rimane che assecondarla.
E come un bambino a torso nudo sulla spiaggia.
La inseguo.