“Mi scusi signora, sposto subito la macchina” dico correndo per aver lasciato l’auto in seconda fila per tre minuti fuori scuola di mio figlio.
La signora mi guarda con fare schifato e dice:
“Ecco un altro padre che quel poco che deve fare lo fa pure male”.
“Lei crede eh?”
Aspettare nove mesi, assistere al parto, veder nascere i miei figli, piangere dalla felicità, signora io questo l’ho fatto.
Organizzare tre traslochi, montare due cucine, quattro armadi, tre tavoli, due librerie, vendere la vecchia moto e comprare al suo posto un auto familiare, be’ forse qualche anta non si chiuderà perfettamente e le mensole non saranno tutte allineate, comunque io questo l’ho fatto.
Cullare i miei figli per intere notti camminando avanti e indietro nei corridoi, nel salone, nelle camere, addormentandomi rannicchiato, storto, rattrappito nelle culle, sulle sedie, nei divani, negli angoli del letti, infreddolito, accaldato, tra gomitate calci e grida, be’ signora, forse non ci crederà, ma anche questo io e altri padri l’abbiamo fatto.
Preparare le pappe, imboccarli, fargli il bagnetto, asciugarli, cambiare i pannolini, pulirgli la cacca, la pipì, i vomiti, i rigurgiti, le bave, sia il sottoscritto che tanti altri papà l’abbiamo fatto! Crede sia ancora poco?
Scattare come un centometrista in tutte le farmacie e parafarmacie notturne della città perché manca il termometro, il latte, i ciucci al caucciù, le tachipirine, i nurofen, i pannolini, le creme, i saponi naturali, l’aspiratore nasale, il vaporizzatore, l’umidificatore a ultrasuoni secondo lei? Glielo dico io. Certo che l’ho fatto.
Chiamare tre volte alla settimana sempre alle quattro di notte il pediatra chiedendo scusa per l’orario e dicendo mi scusi dottore il piccolo, la piccola ha trentotto, trentasette, trentanove, trentacinque e mezzo, è tutto rosso, è tutta bianca, è blu, è rosa, ma è normale, è tutto ok?
Ci può giurare. Lo abbiamo fatto.
Insegnargli le prime lettere, le prime parole, i primi passi, spingerli mentre imparano ad andare in bicicletta, riprendendoli mentre quasi cadono, consolarli quando si fanno male o quando credono di essersi fatti male, lasciargli tenere il timone della barca a vela mentre scende un tramonto meraviglioso, lanciarli in aria e riprenderli al volo che mi si spacca sempre la schiena, signora mia, io questo l’ho fatto.
Chinarmi e raccogliere per terra i milioni di oggetti che lanciano ogni giorno per terra distruggendo telecomandi, telefonini, bicchieri, macchine fotografiche, tv, ipad, vasi, bottiglie, tavoli, sedie. Anche questo, come tantissimi altri papà, l’abbiamo fatto!
Portare i figli al all’asilo nido, alla materna, alle elementari, alle feste dei bambini, assistere a scarta la carta per l’ennesima volta invece di starmene comodo a casa, aiutarli a fare i compiti, parlare con le maestre e impazzire per arrivare in orario agli appuntamenti, al lavoro, in piscina, a danza, trovare parcheggio davanti a scuola cercando di fare il prima possibile per non creare problemi agli altri, be’ signora forse ancora non l’ha capito, ma sia il sottoscritto che tanti altri papà che conosco, lo abbiamo fatto.
Ma soprattutto emozionarci, commuoverci ovunque e dovunque, quando meno ce l’aspettiamo, perché essere genitori è un viaggio sì faticoso e difficile ma che ci sa regalare momenti meravigliosi ed unici, e né lei né altri potranno mai relegarlo ad una lista di cose da fare.
E comunque, cara signora dalla sigaretta accesa, la macchina in doppia fila che la sta bloccando, glielo dico con tanto affetto e dispiacere, non è la mia.
Per cui ora io me ne vado, mentre lei, purtroppo rimane qui.
E anche questo, come vede, io l’ho fatto.