E’ sera. Stiamo uscendo per andare tutti a cena fuori.
“Papà toglietelo!” Dice Pulce cinquenne piuttosto indispettita mentre mi metto il cappotto.
“Perché?”
“È di mamma”.
“No, questo è mio”.
“Non è vero, è di mamma, “toglilo”, ripete ancora.
“Amore, questo è il mio cappotto blu!”
“Noooo! E’ di mamma”
“Pulce guarda che anche io ho un cappotto! Anzi veramente ne ho più di uno. In genere mi vedi col giubbotto perché esco in motorino e fa freddo ma insomma. Ora stiamo andando a cena fuori e allora…”
Pulce però non è interessata minimamente alle mie spiegazioni, anzi, infastidita si allontana.
Come oso mettermi il cappotto dello stesso colore della mamma! Come oso imitarla? Replicarla?
Di mamma ce ne è una sola. Che sia chiaro!
Ecco il messaggio della Pulce.
Ma non è finita.
Sgnappo ottenne si avvicina con aria da grande pensatore.
Mi guarda per bene da testa ai piedi e poi fa:
“Papà!” (sa fare delle belle pause teatrali…)
“Dimmi Sgnappo” dico rassegnato, sapendo che non ci sarà niente di buono.
“Ti sei vestito come Halloween!”
Perfetto. Ora sembro vestito da Halloween. Per un cappotto scuro e le scarpe eleganti.
Ho capito va. Meglio che mi rimetta il giubbotto pesante, le scarpe calde e la sciarpona.
Non sia mai non mi riconoscano più.