L’ascensore

ascensore
Cosa hanno di così irresistibile i pulsanti dell’ascensore?
Spiegatemelo, perché io, ancora adesso, stento a capirlo.
Eppure per quelle due furie, Pulce cinquenne e Sgnappo ottenne, quegli oggetti tondi di plastica sono le cose più affascinanti che esistano.
La corsa all’ascensore ha inizio ancor prima di raggiungerlo.
Davanti al portone del palazzo le belve sono già accalcate davanti la vetrata e mi impediscono quasi di inserire la chiave, cosa che mi fa ovviamente perdere i nervi. Non appena poi, tra urla e spostamenti, riesco finalmente a girare la chiave e aprire il portone, eccoli sgomitare e correre e rischiare cadute multiple pur di giungere primi al traguardo e spingere il fatidico bottone che chiama il Dio Ascensore.
Primo!
No! Non è giusto, toccava a me!
No, a me!
No a me!
A me!
A me!
Papààà!!
Il palazzo a questo punto sa che siamo arrivati. Gli inquilini chiudono le varie porte di casa, alzano il volume delle tv e delle radio nella speranza di smorzare il rumore delle nostre urla.
Intanto l’ascensore, fedele alla promessa legata all’accensione del led rosso, arriva.
Serafico. Lento.
Si aprono le porte automatiche e parte la seconda parte della battaglia.
Quella per premere per prima il bottone del piano.
Nel nostro caso il terzo.
Quando quei due erano nani li vedevi saltare o supplicare per prenderli in braccio e fargli spingere il bottone. La cosa era ancora gestibile. Controllabile.
Ma ora. Ora non più.
I nani sono meno nani di prima e ci arrivano benissimo da soli.
Cosa che rende la battaglia senza esclusione di colpi.
Aggiungeteci poi che ci sono anche io con almeno due zaini della scuola, forse una o due buste della spesa, la mia borsa, e forse col mignolo destro reggo anche una loro sciarpa o un cappello caduto nella corsa, mentre con la bocca stringo la lettera presa al volo dalla cassetta della posta.
Io sono il loro sherpa. L’ascensore è il loro Himalaya.
Eccoli saltare, spingere, urlare, piangere. Tutto in due metri quadri.
Di solito è Sgnappo, il più grande, a spingere il pulsante per primo, ma la Pulce non è da sottovalutare. E’ astuta la ragazzina. E forte.
Se decide che deve essere lei a premere per prima non ce n’è per nessuno.
L’ascensore nella sua immensa saggezza, ti ricorda che nella vita non conviene mai mettersi contro una donna determinata.
Arriviamo finalmente al piano.
Uno pensa ora si calmano.
Adesso è fatta.
No.
C’è l’apertura della porta di casa.
Altra rissa.
Altra ressa.
Apro.
Protone e neutrone schizzano dentro casa.
E si riparte.
Con altri bottoni.
E altre piccole devastanti battaglie.