Lo schiaffo

schiaffo
“Ti avverto, se continui di do uno schiaffo” dice Sgnappo quasi novenne in una discussione con la sorella Pulce di quasi sei anni. Sono già dieci minuti che continuano con questo battibecco e Sgnappo continua a parlare e argomentare. Parla e parla, mentre Pulce non dice nulla, ma evidentemente lo stuzzica silenziosamente in qualche modo.
“Ti ripeto Pulce, che mi sto innervosendo” spiega Sgnappo, “se non la smetti immediatamente non sai quello che posso fare, perché io ho dei limiti!”
Io sono in salone con un libro in mano che provo a leggere nella tipica situazione di un genitore che vorrebbe e dovrebbe intervenire ma avendolo già fatto altre cinque volte nell’arco dell’ultima mezzora finge che non sia niente, spera il genitore, ossia il sottoscritto, ossia l’illuso, che da un momento all’altro Pulce e Sgnappo smettano di discutere, si riappacifichino e tornino a giocare beatamente tra di loro, cosicché io possa tornare a leggere. Mentre prego che questo finale si avveri ecco però arrivare in salone il suono di uno schiaffo. Slam. Rimango in attesa qualche secondo e poi ecco il pianto. Allora mi alzo veloce e corro verso la Pulce pronto ad azzannare Sgnappo per aver schiaffeggiato la sorella. Quello che mi si presenta davanti è però una realtà ben diversa. E’ la piccola Pulce che ha mollato una sberla al fratello maggiore, il quale ora piange come un patatino piccolo.
Segue ovviamente mia arrabbiatura e scenata paterna con spiegazione che le mani non si usano mai e bla bla bla.
Ma a parte questo si evince che dalla Pulce bisogna stare molto attenti, perché quelle come lei sono le tipiche femmine silenziose, pazienti, apparentemente innocenti, ma che da un momento all’altro sono in grado di lasciarti l’impronta di una bella cinquina sulla faccia.
Futuri pretendenti non dite poi che non vi ho avvisato.
In campana!⁠