Papà perché piangi?
Pulce seienne mi guarda spaventata e dopo qualche secondo inizia a piangere anche lei.
Ma no amore mio, non devi piangere. Papà non stava piangendo erano solo alcune lacrime di commozione. Stavo vedendo questo video, guarda, vedi che bello! Ma a lei del video su internet non interessa affatto e nemmeno delle corde emotive che devono avermi involontariamente toccato queste cavolo di immagini. Lei piange perché piango io. Punto. Il resto poco importa. E così mi affretto ad asciugarmi le lacrime e sorrido come a volte si sorride dopo aver pianto appena, con il viso tirato dalle lacrime appiccicose, e provo a spiegarle la differenza tra un pianto di dolore e uno di commozione, ma più ci provo e meno ci riesco, e allora cerco di fare battute divertenti ma questa finzione la fa piangere ancora di più perché ora è una mancanza di rispetto per il Suo di dolore. La scena a guardarla da fuori, con la Pulce che piange lacrimoni e il papà, ossia il sottoscritto, che metà ancora è bagnato di lacrime e metà ora sorride davvero per l’assurdità del tutto, è degna di una sit-com americana di altissimo livello. Non sapendo come uscirne mi sparo allora tutte le cartucce a disposizione e prometto solennemente alla Pulce che giocheremo immediatamente al gioco che preferisce e mangeremo anche una cosa che le piace. Con queste due parole chiave, cibo e gioco, Pulce smette immediatamente di piangere, facendomi sollevare il dubbio che sia stato tutto premeditato da una mente diabolica, e nemmeno a dirlo pochi minuti dopo mi ritrovo seduto in cameretta tra Barbie, vestitini da indossare e con la Pulce felice mangiare pane e nutella.