Invisibile

invisibile
Nei primi cinque o sei anni di genitorialità c’è un gioco al quale è impossibile sottrarsi. Fingere di non vedere i nostri figli quando decidono di nascondersi.
«Dove sono?» chiede la Pulce cinquenne mentre si copre il volto con il palmo delle mani.
«Mmm non lo so! Dove sei finita?»
Lei ride tutta contenta.
«Pulce? Dove sei?» ripeto.
Inizio allora a muovermi nella stanza fingendo ovviamente di non trovarla.
«Ma dove è Pulce?»
A quel punto lei mi da anche un piccolo aiuto.
«Sono qui» dice.
Attenzione però. Questo non ci deve trarre in inganno.
Quando uno dei nostri figli è nella modalità “mani davanti” e parla non significa che siamo autorizzati a trovarli seguendo la voce.
Lo saprete sicuramente. Mettere le mani davanti li rende sia invisibili che silenziosi.
E penso che sarebbe davvero fantastico se fosse davvero così. Tutte quelle volte che ci siamo trovati in situazioni di grande imbarazzo e non sapevamo come eclissarci, sarebbe bastato metterci le mani davanti e saremmo improvvisamente diventati non solo invisibili ma avremmo anche potuto replicare quello che pensavamo tanto nessuno ci avrebbe mai sentito. A quel punto ci saremmo allontanati velocemente, sempre con le mani davanti sia chiaro, e saremmo andati via, mentre il nostro interlocutore avrebbe continuato a cercarci.
«Dove sei finito? Mica avrai messo mani davanti eh! Ma non si fa così. Non si fa così!!»
Eh si fa, si fa.
Una volta ho provato a dire a Pulce la verità.
«Pulce guarda che se metti le mani davanti ti vedo uguale sai…»
Lei non l’ha presa molto bene. Si è arrabbiata molto e se ne è andata offesa.
Ho dovuto ritrattare tutto velocemente, e nonostante questo è rimasta col muso per tutto quel pomeriggio.
Le mani davanti li rendono sia invisibili che silenziosi.
Beati loro…
«Pulce! Pulce! Ma insomma dove sei finita? Pulceee?»