L’urlo

urlo
Sono le 3.45 di notte. Quando Pulce cinquenne lancia un urlo assurdo. Apro di scatto gli occhi tipo notte dei morti viventi. Mi giro di lato per vedere se mia moglie Rucola mi anticipa. Le donne anticipano sempre tutto. Ma stavolta no. Dorme. Uno, due, tre, quattro secondi. Niente. Mi alzo allora zombie e mi avvio sbilenco, ciondolante, pendente prima a sinistra poi a destra, attraverso il corridoio, inciampo su una macchinina di Sgnappo lasciata per terra, quasi cado, quasi sbatto, quasi impreco contro l’universo anzi no senza quasi, quindi raggiungo la camera dei bambini con gli occhi semichiusi, praticamente cieco e mi fermo davanti al letto della Pulce, che beata con la manina sotto al viso, dorme tranquilla. Serena. Paciosa. Angelica. Morbida. Calda.⁣
Era suo l’urlo? ⁣
Aspetto qualche altro attimo. Non succede nulla.⁣
Ciondolante, pantofolonato, curvo, lento, struscio di nuovo fino al letto.⁣
Mollo le ciabatte sfiancate e appiattite dal peso del mio corpo e dall’inverno di corridoi notturni, e mi rinfilo nel letto. Chiudo gli occhi. Uno, due, tre, quattro, sto per rientrare nel mondo dei sogni, quando giunge un altro urlo.⁣
Ora so. Ora capisco.
E’ mia moglie Rucola.⁣
Suo l’urlo.⁣
«Tutto bene?» le dico preoccupato.⁣
«Dormi» dice sempre dormendo.⁣
Dormi. Pare facile.
Mi sistemo dunque il cuscino e mi rimetto a dormire.⁣
O perlomeno ci provo.
Fino al prossimo urlo.