Me lo prometti? Promesso. Promesso? Sì, promesso. E così è. Faccio promesse. Vendo illusioni. Quest’anno andremo a Gardland, a New York, domani al circo, sabato al cinema, il prossimo weekend a fare il bagno al mare. Promesso. Ma poi fa troppo caldo, troppo freddo, si è stanchi. Si è sempre stanchi. E così qualche promessa si mantiene, molte si rimandano, altre ancora si dimenticano proprio. Di contro i miei figli rivendicano promesse che non ho mai fatto. Hai promesso che quando tornavi dal lavoro ci portavi un giocattolo. Quando? Ieri. Ma non è vero! Sì! Hai promesso che dopo i compiti potevo scendere a giocare. Hai promesso che dormivamo con voi, che potevo vedere la tv, che potevamo giocare con l’ipad. Ancora più subdole quando siamo noi a pretenderle. Promettimi che mangi gli spinaci. Promettimi che farai il bravo. Che non farai capricci. Promettimi di non sudare. Non sudare? Come possono prometterci di non sudare! Promettimi di non correre troppo. Quando è che un bambino inizia a correre troppo? Quando si avvicina a Bolt? Quando mi escono così mi rendo subito conto di aver detto una perfetta idiozia, ma è già troppo tardi. Promettimi che sarai buono. Che vuol dire? I bambini sono sempre buoni, al massimo sono maleducati ma questa è colpa nostra. Dovremmo allora dire, promettimi di ricordarmi di insegnarti ad essere educato. Mah. A volte riesco a fare anche di peggio come quando cedo loro la responsabilità di alcune loro scelte. Faccio cioè una promessa di male. Non vuoi studiare? Peggio per te. Non ti vuoi mettere la felpa? Ahah, risata finta, poi voglio vedere quando ti viene la febbre! La minaccia a chi è rivolta? A loro o a noi che poi dovremo stare a casa a misurargli la temperatura e correre in farmacia ogni cinque minuti? Per non parlare poi di quando diciamo frasi che non hanno nulla a che vedere con la ragione. Sono retaggi che ci portiamo dietro dalla nostra infanzia e che stampiamo a calce anche nella loro. Escono senza nemmeno pensarle. Non ti sporcare! Non ti buttare a terra! Non toccare! La più abusata è non urlare, che dico ovviamente mentre urlo. La migliore è la negazione con promessa. Se non urli ti prometto che dopo facciamo la lotta. Un nonsense assoluto perché dopo, mentre facciamo la lotta, non solo urliamo tutti, ma qualcuno finisce inevitabilmente per farsi male. Ed è proprio a quel punto che di solito le mamme intervengono. Le mamme sanno sempre tutto in anticipo, ma lo dicono però solo dopo. Lo sapevo che ti ammalavi. Lo sapevo che ti veniva il raffreddore. Lo sapevo che vi facevate male. Loro lo sapevano. Forse lo sapevamo anche noi, ma nessuno riesce comunque ad evitarlo. Del resto per mantenere le promesse o anche le nostre temutissime quanto finte minacce bisogna avere un ottima memoria. I nostri figli di sicuro ce l’hanno. Noi sicuramente meno.